Il plettro è uno strumento che, a mio avviso, releghiamo in fondo alla catena di cose importanti da conoscere. In un genere come quello del Manouche, invece, questo piccolo oggetto di plastica, ha la sua importanza fondamentale. I Francesi, in effetti, lo chiamano “mediateur”, nome che rende perfettamente l’idea. Il plettro è un “mediatore” che sta tra lo strumento e le mani di chi lo suona. Volendo esasperare un po’ la cosa, ha più o meno la stessa funzione che hanno le gomme, su una macchina o una moto. Senza una mescola adeguata mi sarà impossibile sfruttare al meglio le potenzialità del mio mezzo. Così, anche in questo caso, il plettro è molto importante per poter esprimere al meglio tutta la musicalità di chi suona. Ci ho pensato durante l’ultima esposizione a Ferrara, perché un amico, osservando un cliente che si stava soffermando a provare tutti i tipi di plettri da me proposti, mi ha domandato “ma c’è così tanta differenza in degli oggetti così piccoli?”. In effetti ci si potrebbe stupire di quanto possa cambiare il nostro suono, a seconda di che tipo di materiale si sta utilizzando. Avrò modo in altri post, sfruttando anche altri amici musicisti, di spiegare e recensire meglio i modelli adatti al nostro amato Manouce, ma il consiglio che do a tutti è di dedicare sempre un attimo di tempo alla scelta di un plettro, per forma, tipologia, materiale e perché no, colore, perché anche l’occhio vuole la sua parte!